Magna Grecia - Guida Turistica

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Museo Archeologico Nazionale di Taranto
 l Museo Archeologico Nazionale di Taranto è un importante museo archeologico dove è esposta, tra l'altro, una delle più grandi collezioni di manufatti dell'epoca della Magna Grecia, tra cui i famosi Ori di Taranto.
 Il museo, sito in Corso Umberto I al civico 42, è stato fondato nel 1887 ed occupa la sede dell'ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L'archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Il piano rialzato del museo è utilizzato, attualmente, per esposizioni temporanee. Il primo piano ospita la sezione greco-romana inerente la società tarantina. Il secondo piano ospita la sezione preistorica del Paleolitico e dell'età del Bronzo inerente l'intero territorio pugliese.
 Attualmente la struttura che ospita il museo è sottoposta a lavori di restauro, pertanto alcune collezioni sono esposte presso il Palazzo Pantaleo nel Borgo Antico della città.
 I reperti della sezione greco-romana sono sistemati in base alla tipologia dei materiali: sculture in marmo, tombe monumentali, sculture in pietra tenera, ceramiche delle necropoli, oreficerie. Due sale sono dedicate alle sculture in marmo risalenti all'età ellenistica, tra cui figurano statue realizzate con il marmo bianco proveniente dalle cave dell'Isola di Paros; vi sono poi opere minori, alcune delle quali sono copie di originali famosi. Un'altra sala espone sculture, mosaici ed epigrafi provenienti da edifici pubblici e privati, tra cui figurano le teste in pietra di carparo risalenti al periodo romano. Le sale dedicate alla ceramica proveniente dalla necropoli, sono organizzate secondo un percorso cronologico che va dal periodo della fondazione di Taranto fino all'età arcaica, tra cui figurano le ceramiche protocorinzie e corinzie realizzate nella città di Corinto e poi esportate, provenienti per la maggior parte da corredi funerari. Dalle necropoli di età arcaica provengono, invece, i vasi in argilla rosata con figurazioni in nero, con illustrazioni di personaggi e scene della mitologia e dell'atletica. Di rilievo è la collezione di oggetti in oro risalenti al periodo che va dall'età arcaica all'epoca bizantina, con esemplari di pregio e di straordinaria fattura, nonché piccoli oggetti di uso comune, tra cui specchi, scatole porta trucco e spilloni. Alcune sale del museo sono, infine, dedicate ad una mostra permanente sulla società aristocratica a Taranto tra il VI ed il IV secolo a.C.
Museo Nazionale della Magna Grecia
 Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria o Museo Nazionale della Magna Grecia (detto anche Palazzo Piacentini), è considerato, dopo quello di Berlino, il museo in possesso della più ragguardevole collezione di reperti provenienti dalla Magna Grecia. Formato inizialmente da un nucleo di materiale ceduto dal Museo Civico della città (poi soppresso), il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia è cresciuto poi con i molti reperti, frutto delle varie campagne di scavo condotte fino ad oggi dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria.
 Oggi i nuovi reperti calabresi non sono più riuniti e custoditi in un museo unico, ma sono esposti in quelle località archeologiche nelle quali i molti ritrovamenti hanno permesso d'allestire dei piccoli Musei locali (Crotone, Locri, Roccelletta di Borgia, Sibari, Vibo Valentia, Lamezia Terme), che oggi affiancano il museo reggino. Oltre ai numerosissimi reperti archeologici provenienti dalle antiche città-stato magnogreche, al Museo di Reggio sono esposti:
  • I Bronzi di Riace, grandi statue che, secondo recenti studi, raffigurerebbero Tideo e Anfiarao, due dei guerrieri del gruppo bronzeo dei sette contro Tebe, originali greci della metà del V secolo a.C. pervenuti in eccezionale stato di conservazione, sono considerati tra le più significative strutture elleniche in bronzo esistenti e tra le poche testimonianze bronzee rimaste al giorno d'oggi riguardo l'arte dei grandi maestri scultori della Grecia classica.
  • La Testa del Filosofo, anche questa ritrovata in Calabria, a Porticello, vicino Reggio, rarissimo esempio di ritrattistica greca. La splendida Testa di Apollo Aleo in marmo, da Cirò
  • Il gruppo dei Dioscuri che scendono da cavallo nella battaglia della Sagra, da Locri
  • Le tavole bronzee, dell'archivio del tempio di Zeus di Locri
  • Le vaste collezioni di pinakes, ex voto in terracotta recanti a rilievo scene del tratto di Persefone provenienti da Locri
  • Le ricche collezioni di gioielli, di specchi in bronzo, ed il ricco medagliere.
  • La Pinacotaca comunale, in attesa di completamento di una propria struttura, è al momento ospitata nel Museo dove tra le altre sono esposte due tavole di Antonello da Messina.
LA TOMBA DEL TUFFATORE
 Le tombe ritrovate nell'area di Paestum sono per lo più tombe a cassa, composte da lastre di calcare che formano i fianchi e il coperchio, e presentano una ricca decorazione pittorica. Le lastre sono dipinte sulla faccia rivolta verso l'interno della tomba con la tecnica dell'affresco.
 Nella tomba del Tuffatore i lati più lunghi raffigurano un convivio in cui compaiono dieci personaggi maschili sdraiati. Simili scene di banchetto sono spesso presenti nella ceramica attica del V secolo, e più raramente anche in ceramiche ioniche e microasiatiche, ma sono state rese celebri sopratutto dalle pitture funerarie etrusche. Tuttavia la pittura più famosa resta quella che orna la lastra di copertura con la figura di un giovane nudo che si tuffa nelle acque di un fiume (vedi figura). Si è ipotizzato che questo tuffo possa rappresentare metaforicamente il passaggio dalla vita alla morte.
 Al momento del ritrovamento della tomba (1968) si è parlato di "scoperta della grande pittura greca". In realtà, più probabilmente, ci troviamo di fronte al prodotto di una colonia greca in Italia, come possono testimoniare i confronti con la ceramica campana della stessa epoca. Sicuramente però la conoscenza di pitture così antiche (si stimano eseguite attorno al 480 a.C.) ha offerto un contributo fondamentale alla conoscenza della pittura greca di quel periodo, a noi praticamente ignota se non attraverso la pittura vascolare.
 Le opere prodotte in Magna Grecia e in Sicilia, benchè in qualche misura diverse da quelle delle grandi città greche come Atene, sono essenziali per capire lo sviluppo complessivo della vicenda artistica ellenica. La messe di prodotti architettonici e scultorei arcaici legati alle città siceliote e italiote è in effetti tale da permettere di delineare un quadro molto più completo della civiltà di quel periodo che non basandosi sui reperti della stessa Grecia. Le testimonianze urbanistiche, poi, sono fondamentali.
 Le città greche appaiono generalmente organizzate secondo schemi regolari, anche se non sempre sin dalla fondazione, ma più spesso dal periodo che va dall'età arcaica fino ai primi decenni del V secolo. Gli esempi arcaici di Akragas, Metaponto, Poseidonia, Selinunte, Camarina, con allineamenti di grandi plateiai e stenopoi che ritagliano isolati regolari di varia estensione, comprese le aree sacre e gli spazi pubblici, non riflettono soltanto un atteggiamento di tipo razionale nella progettazione del tessuto urbano, ma anche la preoccupazione di far fronte ai possibili sviluppi futuri.
 L'architettura, a partire dagli esempi più arcaici, come l'Apollonion di Siracusa, o il più antico tempio di Selinunte, testimonia fin dall'inizio il raggiungimento di un'armonia notevolissima pur nel sapore tutto locale dei risultati. Questo vale anche per la scultura, in cui spesso vengono impiegati materiali del posto (come l'arenaria o il calcare), magari poveri (come la terracotta), poi riccamente dipinti secondo un vivace gusto coloristico. Naturalmente una delle conseguenze più significative per l'Italia fu proprio il fatto che i Greci vi esportarono anche le loro tecniche più raffinate, come la fusione in bronzo a cera persa, praticata sia nelle botteghe campane sia in quelle tarantine, e che venne trasmessa per questa via ad altre regioni e popolazioni confinanti, come gli Etruschi; così pure la lavorazione del marmo: alcune sculture e decorazioni di templi testimoniano che venivano importati marmi dall'Egeo in Sicilia e in Magna Grecia, e probabilmente, con essi, maestranze capaci di lavorarlo.
 La ricchissima produzione di tipo ellenistico-internazionale di Taranto dimostra che il gusto delle colonie, soprattuto intorno al III secolo a.C., era almeno altrettanto raffinato di quello di altre grandi capitali del Mediterraneo (dalla Macedonia fino ad Alessandria d'Egitto). Si può ben comprendere, quindi, come le colonie greche abbiano fornito quell'indispensabile trampolino da cui sarebbe decollata, dopo la conquista delle città greche d'Italia, la potenza di Roma.
Colonie nell'antichità
 Colonie fenicie
 I Fenici erano la maggior potenza commerciale nel Mar Mediterraneo nella prima parte del I millennio a.C..
 Avevano contatti commerciali in Egitto e in Grecia, e fondarono colonie in Occidente fino alla moderna Spagna, a Gadir (moderna Cadice) e in seguito a Barcino (moderna Barcellona).
 Da qui controllavano l'accesso all'Oceano Atlantico ed alle rotte commerciali per la Britannia. La più famosa e potente delle colonie fenicie fu Kart-Hadasht (Cartagine), fondata da Tiro.
 Cartagine stessa a sua volta fondò numerose colonie nel Mediterraneo occidentale, come Carthago nova (moderna Cartagena), Hispalis (Siviglia), Drepanon (Trapani), Karalis (Cagliari).
Colonie greche
 La colonia greca veniva fondata da gruppi di coloni, provenienti in genere da un'unica , che creavano una nuova entità politica completamente autonoma; essi s'imbarcavano verso la nuova terra sotto la guida di un aristocratico chiamato (oikistes = ecista), letteralmente "fondatore". Con l'antica patria venivano mantenuti legami di culto e di lingua ma non politici e militari.
 Le più famose e potenti colonie greche furono quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia: Rhegion (Reggio Calabria), Lakroy Epizephyrioi (Locri), Kroton (Crotone), Sybaris (Sibari), Kymai (Cuma), Syraka (Siracusa) e Taras (Taranto).La colonia più antica era quella di Pitecussa l'odierna isola di Ischia che insieme a Cuma era stata fondata da Calcide e da Eretria situate nell'Eubea.
 Erano queste grandi poleis che, grazie ai loro commerci ed alle loro scuole artistiche e filosofiche, divennero città regine del mediterraneo centrale, guadagnandosi l'appellativo di Magna Grecia.
Colonie romane
 Con la deduzione di una colonia i Romani immettevano nel territorio una serie di persone, di norma in età militare, romani o latini. In questo modo riducevano la pressione demografica dell'Urbe e controllavano i nuovi territori. In genere la deduzione avveniva in un centro già abitato da altre popolazioni. Esistevano diversi tipi di colonia. I più importanti erano le colonie romane e le colonie di diritto latino.
 Nel primo caso i coloni mantenevano i diritti della cittadinanza romana, nel secondo caso venivano istituite nuove entità statali, con magistrati locali, autonomia amministrativa e, in alcuni casi, con l'emissione di monete, ma comunque con l'obbligo di fornire, in caso di guerra, l'aiuto richiesto da Roma secondo la formula togatorum.
 Gli abitanti delle colonie latine non erano Cives Romani Optimo Jure, ma possedevano il diritto di commercium et connubium secondo i diritti del Nomen Latinum.